“Ave atque vale” cara Lelia

Posted by on 7 Aprile 2020

Il ricordo del Coluccino

Il “Salutati” è scosso da una tragedia imprevedibile, assurda ed inesplicabile. Ieri è venuta a mancare la sua alunna Lelia Meacci, classe V A scientifico. Repentina, incomprensibile, un dramma incommensurabile, la scomparsa di Lelia turba e sconvolge chi le si è seduto accanto, chi ha condiviso con lei per anni momenti, studi, esperienze, fino alle soglie del diploma di maturità scientifica che, per lei, studentessa strepitosa, sarebbe stato il trampolino di lancio per proseguire gli studi universitari con le migliori premesse possibili.

Riservata, silenziosamente acuta osservatrice di sé e degli altri, un’aquila silente e ammirevole per chi l’ha conosciuta come studentessa, in un mondo in cui va di moda sgomitare per mettersi in mostra, per conquistarsi un posto al sole, per garantirsi il plauso e l’ammirazione, in cui conta apparire anche senza essere, al contrario Lelia insegnava agli altri, e per primi a coloro che le insegnavano, cos’è il valore, l’acutezza e l’intelligenza paga di se stessa e della propria serietà, l’autodisciplina, il rigore, il soppesare le parole e non sprecarne mai una, la maturità eccezionale nel gestire le emozioni, la modestia autocritica. Un essere raro.

I compagni tutti, i docenti tutti, il Dirigente, il personale del liceo Salutati si stringono intorno alla famiglia, ai genitori, al fratello, al suo ragazzo, chiusi in una morsa di dolore, di sbigottimento incredulo, di angoscia attonita. Lelia voleva fare il medico. Sarebbe stata un medico eccellente, per quella sua capacità rarissima di valutare come da un luogo altro, con il dominio sicuro di sé, con l’esercizio rigoroso della razionalità e l’intuito dell’intelligenza, senza farsi impelagare e confondere dai miscugli delle debolezze umane. Sono quei casi in cui non può non venire in mente quel che diceva Leopardi, traducendo Menandro: «Muor giovane colui ch’al cielo è caro».

La famiglia di Lelia ha donato gli organi. Lelia ha salvato, sta salvando vite, come avrebbe fatto se le fosse stato concesso di proseguire gli studi in Medicina e di mettere se stessa e i doni, di cui Dio o la Natura erano stati prodighi con lei, al servizio degli altri.

Tornano alla mente i versi di Marziale che Lelia aveva tradotto qualche settimana fa in classe, prima della chiusura delle attività didattiche e dell’avvio della didattica a distanza: «…nec illi, / terra, gravis fueris: non fuit illa tibi» – «terra, non essere pesante su di lei; lei non lo fu su di te». Ma ora la sua mancanza è un macigno sul cuore di chi ha avuto l’onore di averla nella propria vita, e sa quanto il mondo ha perso perdendo la sua giovanissima vita.

 

  1. D.
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3 Responses to “Ave atque vale” cara Lelia

  1. Beatrice bonvicini

    Noi tutti siamo uniti al Vs dolore….

  2. Gaetano

    Il corona virus nei confronti di quanto e’ successo non e’ niente. Non c’e’ nulla che puo’ sopperire a una perdita e un dolore simile. Questo e’il mio pensiero

  3. Un amico

    Ciao Leila
    Tvb

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